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lunedì, maggio 19, 2008

L'educazione della nostra gente. Un film diseducativo.

E’ proprio vero che di questi tempi bisogna porre l’attenzione su un’emergenza educativa che s’allarga sempre di più. Lo dico a mie spese, che ingenuo, ieri ho visto un infido film coi miei due piccoli bimbi. Il film (di cui ora tento di dimenticare persino il titolo) si presenta come una mera favoletta e (ora lo capisco e me ne dolgo) “punta all’essenza compassionevole propria del cattocomunismo italiano, per creare in noi un senso di colpa per la modesta ricchezza, veramente ben modesta, degli italiani di nascita. L'assistenza come criterio politico, il bisogno come diritto, l'illegalità come privilegio, praticamente lo status dell'immigrato clandestino in Italia: e i rom si sono adeguati ad esso”. Le parole di un anonimo commentatore (quelle che ho messo tra virgolette) mi hanno illuminato troppo tardi. Ormai la frittata è fatta: le giovani menti dei miei due piccini chissà per quanto ne risentiranno. Per evitare altri bimbi infelici e genitori snaturati, riporto brevemente la trama, sperando di fare servizio grato a tutti i gentili passanti e ripassanti, specie ai coniugati con figli. Un’ultima cosa: ricordo che la seguente lettura è indicata ad un pubblico rigorosamente adulto.

Scena 1. Poliziotti e vigili urbani della città sgomberano un campo di zingari, che per tutti i politici votati dalla maggioranza dei cittadini, devono essere mandati via per tutti i misfatti che conoscete bene. Una irresponsabile femmina zingara, intanto, nel lasciare il campo abbandona un figlio piccolo (dei suoi 6) nato con una malformazione. Trovato dalla polizia viene messo in un istituto. Il piccolo viene chiamato Sergio dalle suore dell’istituto.
Scena 2. Molti anni dopo, il piccolo zingaro deforme, ormai adolescente, vede dalla finestra della sua stanzetta di istituto gruppi di zingari, che arrivano in città in occasione della “festa rionale della bruschetta”, con la speranza di guadagnarsi facilmente di che vivere; tra di loro anche una bella ed esuberante zingara, Zamira, probabilmente dedita alla prostituzione.
Scena 3. Il ragazzo attratto dalle moine della giovane prostituta, tarato nel fisico e nella mente avendo ereditato il germe del degrado zingaro, decide di fuggire per vederla da vicino. Ben presto la gente presente alla festa vede il povero ragazzo handicappato circuito dalla donna, inorridisce disgustata e avverte civicamente due carabinieri presenti di riportare in istituto il disabile. Allora l’infida prostituta zingara con lestezza propria del suo popolo scappa e Sergio viene riaccompagnato in istituto.
Scena 4. Ma dopo questo ennesimo gravissimo episodio di degrado urbano (una prostituta zingara che ha tentato di circuire persino un handicappato) la gente esperata si organizza in ronde per cacciare gli zingari definitivamente e ritrovare l’infida zingara per assicurarla alla giustizia. Il povero Sergio è così invasato da credersi innamorato della prostituta e ha una crisi di agitazione psicomotoria in Istituto. Ma le arti da vera strega di Zamira hanno colpito anche l’appuntato scelto Nardò (uno dei 2 carabinieri presenti alla festa) che, fingendo accertamenti, va a prendere Sergio al Centro per cercare insieme la zingara. Il deforme col diavolo in corpo e il carabiniere, che ha perlomeno seri problemi psichiatrici, vengono però pedinati (in un operazione nominata “città pulita”) dai colleghi del Nardò, fino al campo nomadi in questione.
Scena 5. All'alba scatta l’operazione. Il campo, dove si nascondono tutti i fuorilegge, viene bonificato dalle forze dell’ordine, Zamira è arrestata per accattonaggio, prostituzione e circonvenzione di incapace, mentre il Nardò e Sergio dopo una santa dose di psicofarmaci, vengono amorevolmente curati l’uno nel reparto psichiatrico dell’Ospedale Nuovo e l’altro nell’istituto di provenienza.
Scena 6. Ma il Male vince. I due dotati della forza sovrumana del maligno hanno il sopravvento su suore ed infermieri e riescono a fuggire e dopo aver eliminato 2 secondini, portano a termine l’evasione della loro padrona, la zingara strega.
Scena 7. La conclusione. I tre sono ancora in giro per il mondo. Stasera, se non c’è una ronda presso la vostra abitazione, chiudetevi bene a chiave. Potreste trovarvi alla porta una zingara strega e prostituta coi sui due assistenti posseduti dal maligno.

Ecco. Un film diseducativo e distruttivo, che era bene segnalare per evitare l’errore, che pur in buona fede, ho compiuto coi miei figli. Quasi dimenticavo, questa è la locandina del film feralmente cattocomunista e buonista che potrebbe portarvi alla rovina morale. Siete avvertiti.


posted by: broiolo at 01:24 | link | commenti
categories: opinioni, film, satira, intolleranza, rom
sabato, aprile 07, 2007

Unioni di fatto tra diritti e doveri

di Giannino Piana, teologo
Il dibattito sulle “unioni di fatto” (o, più correttamente, “unioni civili”) ha assunto, in questi ultimi mesi nel nostro Paese, toni sempre più accesi. La recente approvazione da parte del Governo dei DICO (l’unico dissenziente è stato il Ministro della Giustizia Mastella che non ha partecipato alla seduta del Consiglio dei Ministri) ha provocato l’insorgere di dure reazioni nell’ambito della gerarchia cattolica. La ragione principale del dissenso, espresso in forme drastiche (talora con accenti persino apocalittici), è la paura che venga minato alle radici l’istituto della famiglia fondata sul matrimonio. Pur non misconoscendo l’opportunità di fornire tutela giuridica ad alcuni diritti individuali, i vescovi hanno più volte ribadito la convinzione che ciò dovesse avvenire mediante il ricorso al diritto privato, applicando le norme già vigenti o elaborandone, se necessario, delle nuove, ma evitando in ogni caso qualsiasi forma di riconoscimento pubblico delle unioni extramatrimoniali, poiché questo avrebbe implicato l’introduzione nell’ordinamento dello Stato di un matrimonio di serie B o, secondo altri, di un quasi-matrimonio, che finirebbe per indebolire gravemente l’istituto matrimoniale. Se infatti – si dice – viene offerta alle coppie conviventi l’opportunità di acquisire i diritti finora riservati alle coppie regolarmente sposate, molti saranno tentati di scegliere la strada meno impegnativa, quella della convivenza, infliggendo in tal modo un vulnus mortale ad un istituto già duramente provato e che riveste un ruolo di grande rilievo per lo sviluppo ordinato della società civile.
Un intervento duro e massiccio
Questi motivi spiegherebbero perché, nonostante lo sforzo dei Ministri Bindi e Pollastrini (e dei loro esperti, i costituzionalisti Ceccanti e Balduzzi, ambedue di estrazione cattolica)


posted by: broiolo at 14:14 | link | commenti
categories: opinioni, religione, laicitĂ 
giovedì, giugno 08, 2006

La differenza cristiana

Ho letto in questi giorni “La differenza cristianal’ultimo libro di Enzo Bianchi,(il link si riferisce alla presentazione di un altro libro, ma spiega bene chi è Enzo Bianchi) priore della comunità monastica di Bose (luogo in cui sono stato nel 1993). “È ancora possibile una chiesa che sia presidio di autentico umanesimo, spazio di dialogo e di recupero di principi condivisi, luogo di confronto tra etiche e atteggiamenti individuali e sociali diversi? E la laicità dello Stato sa essere ambito in cui tutti, anche gli stranieri, si possono sentire accolti, capiti e rispettati nella loro diversità di cultura e religione? Queste riflessioni di Enzo Bianchi in “la differenza cristiana”, accolgono gli stimoli che vengono da eventi ordinari, ma vorrebbero aiutare a "pensare in grande", a cogliere nel frammento qualcosa del tutto, a ridare dignità e ampiezza di visione a prospettive troppo spesso tentate a ripiegarsi su un angusto cortile”.
Vi lascio un brano significativo, ma tutto il libro merita.

posted by: broiolo at 01:21 | link | commenti (1)
categories: libri, opinioni, religione, laicitĂ 
mercoledì, aprile 05, 2006

Telecrazia

Telecrazia
di Mao Valpiana (direttore di Azione Nonviolenta)
E’ evidente che oggi, nella strettoia dell’attuale legge elettorale, il peggio del peggio è rappresentato dalla coalizione della “Casa delle libertà” che ha dimostrato di governare male, che ha coinvolto il paese in un conflitto bellico, che ha intaccato la Costituzione, che ha in sé elementi mafiosi, di corruzione, di illegalità, di interessi personali, che ha distrutto il sistema scolastico, legittimato la “giustizia fai da te”, minato la solidarietà nazionale, ed ora ha accolto in sé anche formazioni eversive di ispirazione nazi-fascista. Dunque, l’unica scelta possibile è quella contraria, cioè il voto ad uno dei partiti dell’Unione. Ma si tratta, appunto, di un voto “contro”, non di un voto “per”. Il programma elettorale dell’Unione, che ho letto con attenzione, è ancora troppo generico, reticente su molti punti, inadeguato su altri, condivisibile solo per alcuni aspetti. Non è un programma che mi ha appassionato, ed è evidentemente un documento di mediazione al ribasso. Tuttavia, paragonato al programma della CdL - che è invece impresentabile, distruttivo della pace, dell’ambiente, dell’economia e della solidarietà, scopertamente bugiardo alla luce di quanto non è stato fatto nei cinque anni passati –, risulta apprezzabile.

posted by: broiolo at 23:08 | link | commenti
categories: opinioni
domenica, marzo 19, 2006

Va in archivio la pari dignitĂ  tra le fedi

(di Marco Politi, la Repubblica, domenica 12 marzo 2006)

Assisi addio. Con un tratto di penna Benedetto XVI cancella la funzione autonoma del Consiglio per il Dialogo interreligioso.Non è una riorganizzazione tecnica, è l'archiviazione dello "spirito di Assisi" che aveva portato papa Wojtyla a pregare fianco a fianco con i leader delle religioni del mondo. L'iniziativa ha sempre trovato contrario il cardinale Ratzinger, ruvido verso impropri "sincretismi".Ma se nel 1986 doveva subire le decisioni di Giovanni Paolo II, ora che è assurto al trono papale può imprimere al timone la direzione opposta. Per decenni avere un cardinale titolare esclusivo (in nome della Santa Sede) del dialogo con le altri fedi religiose ha significato sviluppare il riconoscimento del concilio Vaticano II che anche le altre religioni sono portatrici di semi di verità. Karol Wojtyla aveva compiuto un passo in più: ospitando ad Assisi i capi delle religioni aveva loro dato, agli occhi del mondo, uno status di pari dignità. In special modo ai musulmani (il che naturalmente non voleva dire per lui pari verità teologica). E il mondo aveva subito capito che il pontefice polacco nella sua missione di evangelizzazione non si poneva con spirito coloniale, ma entrava in dialogo davvero fraterno con i credenti di altre fedi, quelle in passato sbrigativamente bollate come pagane. Inutile fingere. Papa Ratzinger a questo approccio non crede. Appena eletto ha elencato con franchezza i suoi interlocutori prioritari: gli altri cristiani e gli ebrei, gli esponenti della cultura contemporanea. Gli uomini di fede, che provengono da altre tradizioni, sia pure millenarie, d'ora in avanti rientreranno nel "reparto cultura". Non è un mutamento di prospettiva di poco conto. Ne gioiranno i corifei del cristianesimo occidentale per i quali la pari dignità delle altre fedi è sempre stata una cosa seccante da sopportare.

posted by: broiolo at 03:29 | link | commenti
categories: opinioni
sabato, novembre 26, 2005

Signora Bush, io accuso. di Cindy Sheehan

Cara Barbara,
il 4 aprile 2004 suo figlio maggiore ha ucciso mio figlio maggiore, Casey Austin Sheehan.
A differenza del suo figlio maggiore, il mio era una persona meravigliosa e si era arruolato per servire il suo Paese e per cercare
di rendere il mondo migliore. Casey non voleva andare in Iraq, ma conosceva il suo dovere.
Suo figlio si assentò senza permesso dalla sua unità speciale.
George non riusciva nemmeno a sopportare l’Alabama Air National Guard. Casey si è arruolato nell’esercito prima che suo figlio ne diventasse il comandante in capo. Sappiamo tutti che suo figlio pensava di invadere l’Iraq già nel 1999. Casey era un uomo morto ancor prima che George diventasse presidente e ancor prima di arruolarsi nell’esercito nel maggio 2000.


posted by: broiolo at 15:31 | link | commenti
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mercoledì, maggio 25, 2005

SENZA CONFINI di Luigi Pintor

La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno.

Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall'89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall'altra parte. Con qualche sfumatura. Vogliono tornare al governo senza alcuna probabilità e pensano che questo dipenda dalle relazioni con i gruppi dominanti e con l'opinione maggioritaria moderata e di destra. Considerano il loro terzo di elettorato un intralcio più che l'unica risorsa disponibile.

posted by: broiolo at 18:24 | link | commenti
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giovedì, aprile 21, 2005

A proposito di Papa Ratzinger

Ricevo nella mailing list di Peacelink da Pax Christi, questa interessante riflessione.

"Cari amici e care amiche, ho avuto un brivido di freddo. Poi ho pregato. E pensato. Roncalli era un conservatore. Anche Luciani. Romero era un reazionario. Mazzolari era un cappellano militare (ai tempi di Benedetto XV). Anche Giovanni Paolo II, voce inascoltata, ha lasciato segni importanti... A volte le innovazioni vengono fatte proprio da chi riteniamo conservatore. A volte bisogna camminare lenti per camminare-cambiare un po' tutti. A mio parere, la "divisione" nella Chiesa non passa tra conservatori e progressisti, ma tra credenti e non-o-poco credenti, tra chi intende convertirsi e chi si ritiene arrivato, tra il pubblicano e il fariseo, tra il credente e l'idolatra...
Lo Spirito soffia dove e come vuole. Sono disposto a lasciarmi stupire...Prego si realizzi in qualche modo l'inedito. In ogni caso, la Chiesa non è il papa. Del resto, chi è senza contraddizioni scagli la prima pietra. Noi, noi Pax Christi, quale fede intendiamo testimoniare? Quale corresponsabilità ecclesiale intendiamo esercitare? Cosa vuol dire per noi convertirsi al Vangelo di pace? Sapremo essere profeti gioiosi di pace? La speranza è la più difficile delle virtù (teologali).
A presto. Shalom.  Sergio P."


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mercoledì, settembre 01, 2004

IL NOSTRO GIORNALISMO E IL LORO (di Riccardo Orioles)

Giornalismo. Che differenza c’è fra il giornalismo - per esempio - di Feltri e quello - per esempio - di Baldoni? Non parlo di differenze “politiche”. Da un punto di vista tecnico, voglio dire.

 

La differenza è che Feltri grida, mentre Baldoni parla a bassa voce. Non è una novità: anche Appelius gridava (“Il generale Badoglio è entrato ieri ad Addis Abeba”) e anche Hemingway (“Vecchio al ponte”) parlava a bassa voce. Destra e sinistra dunque, attraverso le generazioni? Non solo. C’è qualcosa di più, che attiene proprio alle radici profonde del mestiere.

 

Il giornalismo di Feltri nasce in un mondo sostanzialmente povero di notizie. Un mondo in cui ciò che succede accade lontano, arriva tardi, e incide relativamente poco sulla vita quotidiana. Quest’ultima, a sua volta, è una vita “normale”. Di una normalità che nessuno mette in discussione. “Il generale è entrato ad Addis Abeba”? E che ce ne frega. Non ha importanza, poi, sapere che cosa ne pensa il barbiere di Addis Abeba. Tanto non lo incontreremo mai - il mondo in cui viviamo non ha nulla a che vedere col suo.


posted by: broiolo at 18:46 | link | commenti (1)
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